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Sangiaccato e Kosovo – itinerario con mezzi pubblici

Questo itinerario, percorribile in circa una settimana, è stato studiato per approfondire la conoscenza di due regioni dei Balcani ancora poco esplorate dai viaggiatori: parliamo del Sangiaccato, regione storica attualmente divisa tra Serbia e Montenegro e il Kosovo, stato indipendente più giovane d’Europa.

Ho deciso di unire la visita di queste due regioni in un tour “breve” – che può essere esteso per avere una visione ancora più approfondita – in quanto pur avendo storie differenti e peculiari, queste due aree hanno alcuni elementi in comune, primo tra tutti il mix culturale/religioso. Entrambe queste zone sono infatti in prevalenza abitate da popolazione di fede musulmana con una presenza anche di cristiani serbo-ortodossi.

Il Sangiaccato, il cui nome deriva dalla parola turca sancak che significa “distretto”, era una divisione amministrativa storica dell’impero Ottomano, che lo amministrò fino al 1912 quando passò al Regno di Serbia. Il capoluogo e città più importante è Novi Pazar, in Serbia. Il Sangiaccato o Sangiaccato di Novi Pazar è abitato da una popolazione mista. La zona nord è in prevalenza serbo-ortodossa, mentre la zona sud, dove è localizzato il capoluogo, è abitata da bosgnacchi, quindi slavi di religione musulmana. In questa cartina potrete osservare la “suddivisione etnica” (concetto che non mi piace, ma tant’è…) del Sangiaccato, composto da bosgnacchi (45%), serbi (37%), montenegrini (7%), albanesi (6%) e altri gruppi (5%):

Sangiaccato - mappa etnica
Sangiaccato - mappa etnica (tratto da wikipedia)

Il Kosovo, invece, è il più giovane Stato europeo, nato in seguito alla dichiarazione d’indipendenza dalla Serbia del 2008. È l’ultimo paese nato dalla disgregazione della Jugoslavia a seguito delle cruente guerre che hanno attraversato questa regione dell’Europa tra il 1992 e il 1999, anno della guerra del Kosovo.

L’indipendenza, dichiarata unilateralmente, non è mai stata riconosciuta dalla madre-patria Serbia che considera questo territorio ancora facente parte della Repubblica e chiama con lo storico nome Kosovo i Metohija. Per questo motivo è necessario prestare attenzione nell’accesso al Kosovo: in caso si dovesse entrare in Kosovo da uno Stato “terzo” come la Macedonia del Nord, per esempio, per poi entrare in Serbia, la polizia serba potrebbe farvi storie nel caso sul passaporto dovesse essere apposto il timbro di ingresso kosovaro, da loro non riconosciuto. Questo tour parte dalla Serbia, attraversa il Kosovo per terminare in Macedonia del Nord per cui non avrete problemi con il passaggio delle frontiere.

Il Kosovo è considerato la “culla” della cultura serba-medievale, in quanto nel suo territorio sono localizzati alcuni dei siti storici più importanti della chiesa serbo-ortodossa, segnatamente il Patriarcato di Peć e il monastero di Visoki Dečani. Tuttavia è abitato in larga maggioranza da una popolazione musulmana albanofona, quindi non slava.

In particolare, come vedrete nella cartina qui sotto, i tre distretti a nord di Leposavić, Zvecan e Zubin Potok e quello meridionale di Strpce sono a maggioranza serba mentre tutti gli altri distretti sono a larghissima prevalenza albanese. La “suddivisione etnica” del paese è così ripartita: 93% albanesi, 2% serbi, 2% bosgnacchi e 3% di ulteriori minoranze tra cui gorani, rom e turchi.

Kosovo - mappa etnica
Kosovo - mappa etnica (tratto da Limesonline - mappa di Laura Canali)

Il tour è stato percorso con mezzi pubblici (bus e furgon). Mettiamoci in marcia e andiamo ora a scoprire queste due regioni.

Il viaggio in pillole

Partenza: Niš (Serbia)
Arrivo: Skopje (Macedonia del Nord)
Durata: 6/7 giorni
Aeroporti: Niš (INI), Skopje (SKP)
Tipologia di viaggio: itinerante con mezzi pubblici
Pernottamento: ostelli e guesthouse
Adatto a: tutti
Lingue: serbo, albanese, macedone
Guide consigliate: “Serbia” di Nicolò Cesa (Morellini editore) e “Kosovo” di Francesca Masotti (Odòs editore)
Libro consigliato: “Ibrahim Rugova: Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l’Italia” di Luca De Poli (Homeless Book HB edizioni)

Niš panorama Nišava Serbia
Niš panorama sulla Nišava

GIORNO 1: Niš

Il viaggio parte dalla città di Niš, terza città della Serbia per numero di abitanti dopo Belgrado e Novi Sad, posizionata nel sud del paese e dotata dell’aeroporto Konstantin Veliki Aerodrom servito da voli internazionali anche diretti dall’Italia.

È una piacevole città di provincia adagiata sulle sponde del fiume Nišava e importante centro universitario, cui consiglio di dedicare almeno una giornata intera di esplorazione. È conosciuta per essere una delle capitali gastronomiche della Serbia e, in effetti, cenare in una delle sue kafane è un’esperienza da non perdere.

I belgradesi chiamano scherzosamente gli abitanti di Nišmerakljie” ovvero “edonisti” in quanto la posizione meridionale della città la rende più “mediterranea” e i suoi abitanti avvezzi a godersi la vita più di quanto avviene nella capitale. L’eredità storica di questo centro è molto interessante. Il fiume Nišava divide la città in due parti: a sud il centro moderno con le vie commerciali dello shopping che partono dalla grande piazza Trg Kralja Milana, mentre a nord si trova la cittadella storica fortificata, chiamata Tvrđava. Si tratta di una fortezza di epoca ottomana: i turchi, infatti, conquistarono Niš per la prima volta nel 1375 e nel XVIII secolo eressero questa fortezza che è considerata una delle meglio conservate dell’intera penisola balcanica, convertita poi in parco cittadino. All’interno del perimetro della fortezza è conservata la moschea di Bali-Bey del periodo ottomano e altri manufatti di periodi storici ancora più antichi, le prime testimonianze di quest’area risalgono infatti all’Impero Romano.

A Niš ho soggiornato al “Day ‘n’ night hostel” che si trova a 10/15 minuti a piedi a sud del centro storico. Le migliori kafane e ristoranti dove gustare le specialità della cucina meridionale serba si trovano lungo la via pedonale acciottolata di Kopitareva che ricorda la belgradese Skardalija.

Novi Pazar - Čaršija
Novi Pazar - Čaršija

GIORNO 2: Novi Pazar

Da Niš non ci sono bus diretti a Novi Pazar, per cui tenete in conto di dover investire mezza giornata per raggiungere il capoluogo del Sangiaccato, posto nell’ultima propaggine sud-occidentale del paese, al confine con Kosovo e Montenegro.

Partite presto in quanto dovrete cambiare due mezzi! Io avevo preso il bus delle 7.25 da Niš per Zlatibor che in circa tre ore raggiunge la città di Kraljevo. Da qui ci sono bus per Novi Pazar piuttosto frequenti che collegano le due città in circa due ore di viaggio. Arriverete quindi nel capoluogo del Sangiaccato attorno all’ora di pranzo, se non perdete le coincidenze e siete fortunati!

Novi Pazar era nota nel periodo ottomano come Yenipazar (nuovo bazar) ed era un importante crocevia del commercio all’epoca in cui l’area era dominata dai turchi. Attualmente la popolazione è in larga maggioranza bosgnacca musulmana (85%). La maggioranza dei serbi vi sconsiglierà di visitare questa zona, in quanto considerata “calda”: non ci sono problemi o pericoli, sono per lo più preconcetti. Vero è che la zona del Sangiaccato è stata e continua a essere molto marginalizzata all’interno della Serbia e certamente è la zona più povera del paese. Cercando online troverete molti articoli che parlano di numerosi foreign fighters che partirono proprio da Novi Pazar per andare a combattere in Siria a fianco de sedicente “Stato Islamico”.

A parte l’atmosfera abbastanza “depressa”, soprattutto nel periodo invernale quando l’ho visitata io, non ho notato comunque pericoli di sorta e potrete serenamente passeggiare in centro o nella Stara Čaršija, il vecchio bazar di epoca ottomana, che vi ricorderà un po’ l’atmosfera della Baščaršija di Sarajevo, seppur più modesto e senza la stessa ricchezza e qualità di edifici, ovviamente. Osservatorio Balcani e Caucaso l’ha definito “il bazar senza rossetto” e lo trovo calzante.

A fianco alla čaršija sorge una piccola cittadella di epoca ottomana al cui interno sorge ora un parco cittadino dove gli abitanti portano il cane o vanno semplicemente a passeggiare. A parte questo, il centro è piuttosto piccolo e non c’è molto da fare in città se non osservare i suoi abitanti e curiosare nei negozi.

Vi consiglio però nel pomeriggio di contrattare un taxista che vi porti in giro nei dintorni della città perché ci sono alcuni tesori imperdibili praticamente impossibili da raggiungere con i mezzi pubblici. E’ possibile in alternativa provare in autostop. Per una cifra di circa 15€, ero riuscito a negoziare un giro in taxi di circa due ore e mezza per raggiungere questi luoghi. In primis per ordine di importanza il Monastero di Sopoćani, posto a circa 15km a ovest della città. Questo luogo sacro, facente parte dei Patrimoni dell’UNESCO, è una gemma dell’architettura romanica, edificato nel 1265 dal re serbo Stefan Uroš I Nemanjić che qui vi morì nel 1277. Questo edificio fa parte della cosiddetta “Transromanica” ovvero la rotta europea del romanico che unisce siti chiave del romanico europeo da Alba Iulia in Romania, fino a Pavia e Santo Domingo de Silos in Spagna.

Da qui potrete poi raggiungere il secondo sito di interesse storico, ovvero il Monastero di San Giorgio (Đurđevi Stupovi), complesso monastico a 5km a nord della città, risalente al 1170. Eretto dal principe Stefan Nemanja, considerato il padre della nazione serba, che secondo la leggenda fece voto a San Giorgio di costruire questo luogo sacro se fosse stato liberato dalla prigionia. Purtroppo il monastero ha subito un intervento di restauro “additivo” in cui ampie porzioni di mura che erano andate perse sono state ricostruite e hanno fatto perdere molto fascino all’antica costruzione.

Tornate nell’allegrona Novi Pazar e gustatevi il tramonto sulle sponde del fiume Ljudska, dove non potrete non notare la silouette brutalista dell’hotel Vrbak che supera il fiume con un edificio “a ponte” dalle forme veramente bizzarre.

A Novi Pazar non ci sono molte possibilità di alloggio, soprattutto low-budget. Io avevo soggiornato in una sorta di guesthouse sopra un bar vicino al centro, di cui non ricordo il nome…ma forse è meglio così (per voi!). Guardatevi intorno, forse negli anni qualche alloggio presso privati sarà stato messo a disposizione.

Peja - Čaršija
Peja - Čaršija

GIORNO 3: Kosovska Mitrovica – Peja

Da Novi Pazar, il viaggio prosegue con l’ingresso ufficiale nella Repubblica del Kosovo. Il valico a sud-est della città non è percorso da mezzi pubblici ma c’è un bus di linea con partenza da Novi Pazar in direzione Pristina, la capitale del Kosovo, che parte in mattinata (attorno alle 9.00 ma verificate alla stazione dei bus di Novi Pazar) e raggiunge prima la cittadina serba di Raška per poi entrare in Kosovo dal valico di frontiera di Jarinjë nel distretto a maggioranza serba di Leposavić.

La frontiera è presidiata solo dalla polizia kosovara che controllerà i vostri documenti. I serbi, come detto, considerano il Kosovo parte del loro territorio per cui non esiste un controllo in uscita dalla Serbia.

Non avendo abbastanza giorni per visitare la capitale kosovara, ho preferito dedicare il mio tempo alla zona occidentale del paese per cui, se farete la stessa scelta, dovrete scendere nella città di Kosovska Mitrovica, più semplicemente conosciuta come Mitrovica/Mitrovicë (srb/alb).

Mitrovica è un punto “caldo” all’interno del neonato stato kosovaro perché è una città divisa: il fiume Ibar taglia in due il centro. A nord, la città è a maggioranza serba e Mitrovica Nord è considerata il capoluogo del Kosovo del Nord ed è sede di tutte le istituzioni serbe riconosciute solo da Belgrado. La parte a sud del fiume è invece a maggioranza albanese. Il punto di connessione è il “famoso” ponte sul fiume Ibar, che ancora oggi assurge di tanto in tanto agli onori della cronaca per gli scontri tra le due popolazioni. L’ultimo fatto di sangue rilevante risale al 2018 quando a Mitrovica Nord fu assassinato in circostanze non chiare Oliver Ivanović, uno dei principali leader serbi del Kosovo.

Il bus vi scaricherà a sud del ponte sul fiume Ibar. A Mitrovica non c’è molto da vedere ma vi consiglio comunque una passeggiata per respirare l’atmosfera certamente tesa che si respira in questa città, ancora presidiata dalle truppe NATO della KFOR (Kosovo Force).

Quando sarete appagati di respirare questa bella aria di tensione, dirigetevi verso la stazione dei bus del lato albanese, a circa 1 km dal centro di Mitrovicë sud da dove partono i furgon per Peja.

I furgon sono un mezzo di trasporto molto utilizzato sia in Albania che in Kosovo, si tratta di furgoni per trasporto passeggeri che possono trasportare circa una ventina di persone. Spesso partono quando sono pieni o, comunque, ad orari irregolari. Da Mitrovica comunque i collegamenti con Peja sono frequentissimi e non avrete problemi.

Arriverete a Peja (chiamata dagli albanesi Pejë e dai serbi Peć) nel primo pomeriggio. A me questa città è piaciuta molto e, se avete tempo, vi consiglio di passarci almeno due notti, pur essendo possibile comprimere la visita in mezza giornata. Passiamo quindi a parlare di Peja nel capitolo successivo.

Patriarcato di Peć
Patriarcato di Peć

GIORNO 4: Peja

Peja è una cittadina di provincia del Kosovo occidentale, adagiata proprio all’imbocco della Val Rugova, una valle alpina meravigliosa conosciutissima e apprezzata dagli appassionati degli sport outdoor. Se visiterete la città nel periodo primaverile o estivo, una tappa in Val Rugova per fare un trekking o semplicemente assaggiare i formaggi di montagna kosovari è d’obbligo.

Nel mio caso, ho viaggiato nel mese di Dicembre per cui la Val Rugova è inaccessibile in quanto zona di innevamento molto importante.

Peja è indissolubilmente legata alla storia medievale serba ed è da qui che dobbiamo partire per capire sia la città ma, con una veduta più ampia, anche tutta la “questione kosovara”. Alla fine del 1100 fu liberata dalla presenza bizantina dal principe Stefan Nemanja, che abbiamo già incontrato nella storia del Sangiaccato. Questo diede il via al dominio serbo sulla regione. Nei XV secolo fu poi conquistata dall’Impero Ottomano che la ribattezzarono İpek e nel 1513 ne fecero il capoluogo dell’omonimo sangiaccato. Per più di quattro secoli i turchi regnarono in quest’area e diedero a Peja l’attuale aspetto di chiara impronta ottomana/levantina.

Il centro storico della città è costituito dallo stupendo bazar (čaršija) che è stato fedelmente ricostruito in quanto distrutto e dato alle fiamme prima durante l’occupazione italiana e poi nella più recente guerra del Kosovo alla fine degli anni ’90. Pur essendo ricostruito, non ha perso un centesimo del suo fascino e, partendo dalla stupenda moschea Çarshi Xhamija, è meraviglioso passeggiare tra i suoi vicoli e magari fermarsi in qualche pasticceria a gustare un pezzo di baklava con un caffè turco.

Alla fine del bazar, si apre una grande piazza, segnata a sud dal fiume Lumbardh (fiume bianco in albanese), oltrepassato il quale troverete un piccolo parco dedicato a Ibrahim Rugova, padre della patria e primo presidente del Kosovo, con una scultura in ferro rappresentante un mappamondo su cui troneggiano le tre bandiere di Kosovo, Albania e Stati Uniti d’America, il paese che per primo ha fatto da “sponsor” alla nascita della repubblica kosovara.

Ma non potrete ripartire da Peja, senza aver fatto tappa in uno dei luoghi più sacri della chiesa serbo-ortodossa: il Patriarcato di Peć. Situato a mezzoretta di cammino dal centro storico in direzione ovest, verso la Val Rugova, questo luogo è quanto di più importante per la popolazione serba. Dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, qui si pensa che San Sava nel XIII secolo avesse fondato un primo luogo di culto che venne poi eletto a Patriarcato nel 1346 quando diventò la a sede spirituale e il mausoleo degli arcivescovi e patriarchi serbi e fu precursore della moderna Chiesa Ortodossa Serba.

Il complesso è formato da quattro chiese collegate tra loro a formare un unicum nel panorama dell’architettura religiosa ortodossa. Gli esterni dipinti di rosso mattone, su cui svettano cupole coperte da lamine di metallo, sono immersi in un meraviglioso giardino in cui regna la pace. Gli interni presentano affreschi recentemente restaurati che vi lasceranno a bocca aperta.

Il Patriarcato di Peć, come tutti gli altri manufatti religiosi serbo-ortodossi, è considerato un punto “caldo” in quanto possibile obiettivo di rappresaglia da parte delle forze albanesi-kosovare. Durante gli anni che seguirono la guerra del Kosovo, infatti, molti edifici religiosi ortodossi vennero presi di mira e danneggiati a scopo ritorsivo. Per questo motivo è ora presidiato dalla KFOR a cui dovrete lasciare generalità e documenti per potervi accedere.

Tornate passeggiando in città, attanagliati da mille dubbi sul futuro di questo giovane paese in bilico tra un passato cruento e un presente incerto.

A Peja ho dormito al bellissimo Hostel Saraç, nel quartiere a sud del fiume, dove vi sentirete veramente come a casa. Ve lo consiglio!

Visoki Dečani
Visoki Dečani

GIORNO 5: Dečani – Prizren

Lasciate Peja in direzione sud e prendete uno dei frequentissimi furgon diretti a Prizren. Io avevo incontrato un ragazzo basco all’ostello che viaggiava in macchina e ho effettuato tutta questa tratta con lui, tuttavia non avrete alcun problema a trovare i collegamenti tra le due principali città kosovare dopo la capitale Pristina.

La prima tappa della giornata è situata a due chilometri dal centro della cittadina di Dečani, dove verrete smollati in tutta fretta dal furgon. Potrete arrivare con una comoda passeggiata in mezzo ai boschi al secondo sito sacro della chiesa serbo-ortodossa più importante del Kosovo: il Monastero di Visoki Dečani. Prima di arrivare al Monastero incontrerete i “soliti” punti di controllo della KFOR. Tra l’altro in questa parte del paese, le forze della NATO che presidiano il territorio sono italiane e potrete chiacchierare con le nostre forze armate.

Il Monastero di Dečani è una piccola cittadella fortificata, fondata nel 1327 dal re serbo Stefan Dečanski al cui interno è custodito un gioiello di architettura altissima: il catholicon, ovvero la chiesa del monastero, in stile romanico. E’ completamente ricoperto da lastre di marmo preziosissimo con tonalità del rosso, dell’onice e del giallo, scolpite dai mastri costruttori sotto la guida del frate Vito da Cattaro. E’ considerata la più grande chiesa medievale di tutti i Balcani e contiene il più grande affresco bizantino arrivato integro a noi.

Vi assicuro che l’atmosfera mistica che si respira all’interno delle mura del monastero e della chiesa, sarà qualcosa che vi porterete dietro a lungo. Vi basterà mettervi in un angolo e osservare i monaci serbi con le loro tuniche e barbe nere che passeggiano per i giardini in silenzio.

Lasciate il monastero e tornate a Dečani dove potrete intercettare un altro furgon diretto a Prizren. Se avete un giorno “jolly” vi consiglio di fermarvi nella vicina Gjakovica, da cui si gode una meravigliosa vista sulle montagne albanesi. Io per mancanza di tempo, ho dovuto tirare dritto fino a Prizren.

Prizren è la seconda città del Kosovo per numero di abitanti, di poche migliaia di unità più piccola della capitale Pristina. Sorge sulle pendici dei Monti Sharr, che segnano il confine con Albania e Macedonia del Nord ed è una città veramente piacevole dove potrete passare senza problemi anche un paio di giornate.

Ha una storia abbastanza simile alla sua “sorella” Peja, in quanto fu prima capitale dell’Impero Serbo per mano di Stefan Dusan e fu poi conquistata nel 1455 dall’Impero Ottomano che la consacrò capoluogo dell’omonimo sangiaccato che ne rimodellò per sempre l’aspetto dotandola di moschee, bazar e hammam – tipico aspetto di tutte le città ex-ottomane.

È considerata la città simbolo dell’identità albanese del popolo kosovaro. Qui infatti nel 1878 sorse un movimento chiamato “Lega di Prizren” che aveva come obiettivo la liberazione e unificazione di tutti i popoli albanesi. Non vi sfuggirà infatti, nelle bancarelle di souvenir della città, la mappa della cosiddetta “Grande Albania”, sogno mai realizzato ma mai sopito di unire il Kosovo e le altre zone albanofone dei Balcani con la madre-patria albanese in un unico grande paese dominato dall’aquila bicefala.

Passeggiare per le vie acciottolate del centro storico di Prizren è veramente una gioia per lo spirito, antichi ponti in pietra superano il corso del fiume e il ponte più antico, Ura e Gurit, permette di arrivare al cospetto della moschea più importante della città, la Moschea di Sinan Pasha. Da qui prendete la stradina sulla destra in salita che in pochi minuti vi condurrà alla fortezza. Bastioni imponenti dominano la città e dall’alto ascolterete le voci dei muezzin che richiamano alla preghiera. Sarà una magia, ve lo prometto!

Per pernottare a Prizren, non abbiate dubbio alcuno e scegliete l’ostello Driza’s House, nel cuore del centro storico in una casa tradizionale gestita da una giovane coppia kosovara che ha deciso di investire nel proprio paese e nella propria città per costruirsi un futuro. È uno degli ostelli più belli in cui sia mai stato, non solo nei Balcani! Andate a occhi chiusi!!

Prizren - Ponte Ura e Gurit e Moschea di Sinan Pasha
Prizren - Ponte Ura e Gurit e Moschea di Sinan Pasha

GIORNO 6: Ferizaj – Skopje

Il tour si avvia alla conclusione, la sesta giornata di viaggio prevede l’uscita dal Kosovo per raggiungere Skopje, la capitale della Macedonia del Nord. Se avrete più tempo a disposizione, vi consiglio certamente da Prizren di prendere un bus o furgon diretto a Pristina per completare il quadro delle principali città kosovare. Se, come nel mio caso, il tempo è tiranno e avete solo una settimana di tempo, da Prizren prendete un mezzo diretto a Ferizaj, chiamata in serbo Uroševac. Potrete trovare la doppia denominazione a seconda della direzione da cui arrivate.

In poco più di un’ora sarete in questa cittadina di recente sviluppo, era solo un piccolo villaggio quando qui alla fine dell’Ottocento venne costruita la ferrovia che univa Belgrado a Salonicco. Da quel momento il villaggio crebbe fino a diventare l’odierna cittadina di provincia che conta più di 100.000 abitanti, terza città del paese per numero di abitanti.

A Ferizaj, mentre attendete la connessione per Skopje, potete fare una passeggiata fino al centro. All’incrocio tra le strade Latif Hasani e Tahir Sinani, troverete una piazza dove si fronteggiano la Moschea più importante della città e la chiesa ortodossa dedicata a Re Uroš.

Non c’è molto altro da vedere, quando è ora riprendete il bus che in poco più di mezzora vi porterà al valico di frontiera con la Macedonia del Nord, situato vicino al villaggio di Hani i Elezit e infine a Skopje, la capitale nordmacedone.

Dedicate il pomeriggio alla scoperta della città, dove potrete fermarvi anche il settimo giorno del tour. Non approfondiremo in questa sede l’esplorazione della capitale della Macedonia del Nord in quanto non rientra nella tematica del viaggio, ma si tratta di una città molto interessante, ricca di contraddizioni ma anche piena di vita e cose interessanti da vedere.

Spero che questa guida/itinerario alla scoperta delle due aree del Sangiaccato e del Kosovo vi abbia fatto venire voglia di partire: vi assicuro che sarà una settimana ricchissima di storia, cultura, bellezza e di quel mix esplosivo “interetnico” che solo i Balcani sanno regalare.

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